Assemblea sul PGT: Milano tra Expo, crisi e difesa dei beni comuni e diritti dell’abitare | domenica 15.01.12

Un appello ai soggetti, ai movimenti e ai territori resistenti

 “Quando si governa non c’è più tempo e possibilità di rincorrere utopie e così, lentamente ed  inesorabilmente, la  politica diventa  sempre più indistinta nelle caratteristiche fondanti ed operative dei  diversi schieramenti. Sempre più governata dalle regole e dalle convenienze dell’economia. L’abbiamo già visto con la TAV perché dovrebbe essere diverso con EXPO e PGT.

Chi abita i territori e le città, i movimenti di lotta e le situazioni autorganizzate, chi vorrebbe un altro modello  di città  e di vita sono definitivamente soli e solo a loro, e a noi tutti, tocca e spetta il gravoso ma necessario compito di lottare per una qualità della vita radicalmente  diversa e per un altro mondo possibile, per noi e per chi verrà dopo di noi”

Così finiva l’ultimo numero del giornale dal titolo anticipatore SHOCK EXPO. L’ultimo dell’era Morattiana.

Ora, passati sette mesi di attese e di consapevolezze continue rispetto a scelte operate all’insegna di quel sano realismo di chi fa politica nelle istituzioni, obbligatorio quando si devono affrontare sfide e cambiamenti epocali, la misura comincia ad essere colma. EXPO 2015 si farà essendo una grande opportunità, senza che nessuno abbia ancora risposto in modo chiaro e convincente alla domanda: per chi e per fare cosa. Ma la convinzione sempre più diffusa è quella di una grande occasione mancata aver rinunciato alla proposta turca di lasciare Expo a Smirne, recuperando i soldi spesi fin’ora ed evitando di buttare risorse importanti in un’impresa dal futuro incerto che meglio potevano essere investite in una città e in un paese falcidiati dalla crisi e dalle manovre governative. Una città e un paese affamati di manutenzione dell’esistente (case, strade, ferrovie e territorio), di nuove opere a favore dei cittadini e non di grandi opere a favore della speculazione immobiliare e finanziaria, dei grandi gruppi industriali e delle cordate legate ai capitali mafiosi.

Il PGT è stato revocato per valutare osservazioni, pareri e controdeduzioni di cittadini e Associazioni neanche formalmente considerate dalla giunta precedente, ma senza mettere in discussione uno strumento urbanistico, nato da una pessima legge regionale, che ha voluto la deregulation totale del mercato immobiliare attraverso la perequazione. Uno strumento decisamente mirato alla salvaguardia dei diritti (edificatori, e quindi di reddito) e non alla pianificazione dei diritti della città pubblica, stabilendo una norma che regola una classifica, in cui hanno dignità di diritto solo i fattori che producono edificazione. Una norma dove, come dice lo stesso PGT, “Il problema di maggior rilievo per l’amministrazione risiede nella possibilità, per ogni proprietario di un diritto edificatorio, di trovare un acquirente, e quindi, in altri termini, di essere indennizzato per la mancata valorizzazione del proprio terreno destinato a finzioni collettive”.

Invece di rafforzare la pianificazione pubblica e collettiva della città ed i relativi strumenti di governo reale e di controllo il PGT in esame mina alle fondamenta tutto questo.

 

Al suo posto ci voleva un PRG più forte, vincolante e strategico di quello vigente. Un nuovo PRG condiviso e partecipato da chi la città la abita, la vive e l’attraversa tutti i giorni.

Un nuovo e più dinamico strumento di pianificazione urbanistica che limitasse al minimo l’interesse di pochi valorizzando al massimo la città e il territorio di tutti. Uno strumento che definisse gli strumenti concreti di un reale autogoverno dei territori metropolitani.

Si sarebbe dovuto fare una battaglia ideale e sostanziale anche istituzionale, ancora possibile, contro la volontà formigoniana di gestire tutta l’urbanistica lombarda in modo autoritario e centralizzante.

Una battaglia che doveva e dovrebbe vedere coinvolti i Comuni insieme ai cittadini e alle cittadine contro una gestione delle città che non tiene presente i bisogni collettivi ma solo degli interessi economici particolari.

Bisogni come case di edilizia pubblica e popolare in affitto alla portata di precari, disoccupati e poveri, vecchi e nuovi, e non appartamenti in housing sociale, che non sono la stessa cosa, magari assegnati con la formula del patto di futura vendita.

Bisogni come più verde e stop al consumo di suolo in una città sempre meno inquinata perché più a misura d’uomo e meno di automobile.

Per una vera inversione di tendenza non basta un pò di restyling  burocratico ad un pessimo PGT e qualche contentino qua e la per qualche soggetto fra i presentatori di osservazioni e pareri.

Oltre tutto questo in questi ultimi mesi i giornali annunciano, a seguito di dichiarazioni istituzionali, la necessità di privatizzazione e vendita di quote delle aziende pubbliche per fare cassa, SEA insegna, e nuovi aumenti di tasse e tariffe. Ma i soldi continuano a non bastare, il buco lasciato dalla giunta Moratti non si riempie e il futuro, già difficile per tutti, si preannuncia pieno di incognite e di scelte “obbligate”

Ma non si mettono in discussione le scelte fatte su EXPO e quelle intuibili sull’urbanistica.

A questo punto, prendendo atto della realtà, non resta che riprendere a sognare e a lottare per un’Altra Città Possibile che significa un altro modo di viverla e di trasformarla, calibrando il tutto con e per le donne e gli uomini che la vivono, la abitano e la attraversano quotidianamente.

Un’Altra Città Possibile caratterizzata da una dimensione democratica intesa come partecipazione diretta e solidale nella gestione del patrimonio comune, delle risorse e della vita collettiva, dove contrapporre al PGT un Progetto, collettivo e orizzontale, di Autogoverno dei Territori che la compongono.

Un progetto che veda emergere, dentro una città dove si sta tessendo la rete del profitto speculativo e del disciplinamento sociale, una forza sociale che possa fermarla costruendo una dimensione metropolitana alternativa di lotta e di socialità.

Invitiamo chi ha condiviso con noi la critica al PGT, chi vuole costruire dal basso un altro modello di città e praticarlo, all’Assemblea di Domenica 15 Gennaio 2012 ore 15 in Cascina Torchiera, p.le Cimitero Maggiore 18, durante il Mercato bio e delle autoproduzioni.

 Comitato No Expo

ps- per info sul PGT, scarica il PDF del dossier del Comitato No expo.

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